IL FIORE DELLA SPERANZA

Avevo otto anni quando le stelle si staccarono dal cielo e caddero sulla Terra. La mia vita e quella degli altri sopravvissuti cambiò per sempre il 19 ottobre 2014.
Da allora sono passati trent’anni. Da allora non vedo più il sole.
La neve cade leggera, tutto è bianco intorno a me…metto gli stivali e m’incammino verso la scuola del villaggio. Mi sono trasferita qui un mese fa e lavoro come maestra con i bambini dai sei ai dieci anni; dei ragazzi più grandi si occupa Jane Simmons, una simpatica signora settantenne. La scuola è una piccola costruzione in legno, dove ci scaldiamo con la stufe. Ricordo che da piccola i miei genitori mi accompagnavano in auto a scuola: il grande edificio a due piani ospitava una ventina di classi, sul davanti c’era un grande cortile per giocare, mentre sul retro c’era il giardino didattico. Là potevamo piantare i fiori in grandi aiole e coltivare le verdure nell’orto.
Sembra trascorsa un’eternità…guardo fuori dalla finestra, ora intorno a me c’è solo neve: i campi ne sono interamente ricoperti; da gennaio a dicembre non smette mai di cadere, è così dal giorno della grande catastrofe e temo che sarà così fino alla fine dei tempi. Non cresce più un filo d’erba su questo sfortunato pianeta.
Ho vagato per anni senza meta per lande bianche e desolate, ho incontrato sempre e soltanto piccoli villaggi dove si sono aggregati gruppi di superstiti. Ho sperato invano di trovare un luogo verde sopravvissuto ai cataclismi che hanno squassato la Terra.
Sono stanca di vagare senza una meta, ho perso la speranza in un futuro migliore….resterò qui, è inutile continuare a cercare. Tutto è perduto ormai.
“Jane, durante il mio viaggio ho trovato dei libri, vorrei regalarli alla scuola.”
“Ma certo, grazie, ne abbiamo pochi qui…oh guarda, sta arrivando Lucas con la legna.”
Lucas è un boscaiolo, vive da solo in una casa fuori del villaggio, vicino al bosco. E’ un tipo solitario e di poche parole. Ha circa la mia età, è alto e robusto, ha capelli e occhi neri.
“Vedo che sei contenta del suo arrivo; se ti piace, dovresti cercare di attaccare bottone.”
“Oh, non prendermi in giro, lo vedi anche tu che non mi rivolge mai più di un salve, non ha alcun interesse per me…non sono una gran bellezza, non vesto in modo femminile. Mi osserva con sguardo severo, a volte penso di essergli antipatica.”
“Oh no, lui è di poche parole con tutti, vivere isolato lo ha reso selvaggio, non ce l’ha con te, credimi. Ora devo iniziare la lezione, vai tu a parlare con lui Sara.”
Voglio che i bambini sappiano com’era la Terra prima della catastrofe e mostro loro un libro con tante fotografie di fiori; è incredibile vedere come non conoscano i loro nomi: tulipani, narcisi, giacinti, primule, violette, rose, un tempo erano così diffusi! Racconto che a scuola, nel nostro orto, coltivavamo questi fiori, per noi era normale vederli nelle aiuole…adesso non esistono più, e senza accorgermene mi vengono le lacrime agli occhi “Cosa darei per vedere ancora un fiore…vedete bimbi, ne ho cercati per molto tempo, ho percorso chilometri e chilometri, ma ogni mia speranza è stata vana,”
La porta dell’aula non è chiusa e vedo Lucas che mi guarda. Che abbia assistito alla lezione? La sera, rientrando a casa, trovo davanti alla soglia un vasetto con una piantina fiorita: la porto subito dentro per osservarla maglio: non credo ai miei occhi, è una pianta di elleboro e ha un bellissimo fiore bianco. “E’ un miracolo! “Piango per l’emozione di aver rivisto un fiore dopo così tanti anni ”Chi l’avrà portato qui?” Poi noto che c’è un bigliettino nel vaso “Non perdere la speranza.”
“Solo i bambini che hanno assistito alla mia lezione potevano saperlo, ma la calligrafia è di un adulto…però anche Lucas ha ascoltato tutto, possibile?
Qualche giorno dopo Lucas viene a scuola a costruire un mobile, è un uomo dalle molteplici abilità; quando entro nella stanza lo trovo intento a sfogliare uno dei miei libri “Salve, quei volumi li ho portati qui io. Dunque lei sa leggere.”
“Certo, avevo dieci anni quando avvenne la grande catastrofe…dopo, ovviamente , non ho più potuto studiare; sono rimasto orfano e ho dovuto arrangiarmi per sopravvivere.”
“Anch’io ho perso la mia famiglia…i bambini chiedono sempre cosa accadde allora, perché non glielo racconta lei, di sicuro lo ricorda meglio di me.”
”Non sa che dice! Qui mi considerano tutti un boscaiolo ignorante.”
“Io non la penso così, venga.” Gli prendo la mano e lo accompagno in classe. I bambini ascoltano rapiti il suo racconto: l’arrivo della grande cometa nel nostro sistema solare e la sua collisione con Marte, l’orbita della Terra che viene modificata, i frammenti enormi che colpiscono il pianeta causando esplosioni, maremoti, terremoti ed eruzioni vulcaniche. Dopo la lezione mi faccio coraggio “E’ stato lei a portarmi i fiori di elleboro, vero?”
“Non conosco il loro nome, li ho trovati un giorno nel bosco mentre andavo a fare legna.”
Ero certa che fosse stato lui! “E’ stato un pensiero molto gentile. Grazie.”
Per la prima volta lo vedo sorridere “Se vuole, posso accompagnarla a vedere le piantine.”
Ha smesso per un po’ di nevicare ma il sentiero è bianco e impervio, scivolo un paio di volte ma Lucas è pronto a sorreggermi: la sua stretta è forte, mi sento sicura con lui. Raggiungiamo una radura dove tra alcune pietre vedo spuntare un ruscello; attorno la neve si è sciolta e ci sono ciuffi erbosi e piantine di elleboro: è come un piccolo giardino. “E’ una sorgente di acqua calda, per questo crescono erba e fiori.” Lucas mi prende per mano e lacrime calde solcano il mio viso: una nuova speranza è sbocciata nel mio cuore.

Vallino Laura

Il racconto “Il fiore della speranza” ha partecipato all’ Edizione 2013 del Premio Letterario “Vincenzo Licata – Città di Sciacca”, nella sezione “Racconti a tema libero in italiano”.

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